L’antenna, 4,5 metri di diametro, si muove su tre assi. Ogni volta che un satellite compare all’orizzonte (ossia entra nell’area “coperta” dal MARSec), l’antenna lo aggancia e lo segue fino a quando non scompare dal suo raggio d’azione. Terminato l’”inseguimento” e l’acquisizione, l’antenna torna al proprio posto fino al passaggio successivo. Tali movimenti sono gestiti automaticamente da un sistema computerizzato. Il MARSec può operare su diverse scale (regionale, nazionale, internazionale). I dati telerilevati, infatti, coprono interamente l’area del Mediterraneo, il Nord Europa e il Nord Africa. L’antenna potrebbe essere considerata la realizzazione del binomio arte-scienza. La tecnologia SeaSpace, infatti, è ospitata in una struttura, ideata dall’artista Salvatore Paladino, composta da tre colonne. La prima, a base circolare, è di servizio; le altre due, a base triangolare, in funzione di colonnato-portale, suggeriscono l’idea di un tempio immaginario con il loro carico di elementi simbolici, cromatici e formali. Il cubo al centro della costruzione funge da bilanciere dei volumi. Sulle facce sono riportate le scritte acqua, terra, fuoco, gli elementi basilari del monitoraggio. I colori, infine, rievocano la bandiera della pace in un abbraccio ideale tra la terra e il cielo.
