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I droni contro reati

I droni contro reati

25 Febbraio 2021 Scritto da News 107
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I droni contro reati ambientali, criminalità organizzata e terrorismo

Le modifiche all’ultimo Decreto Antiterrorismo (7/2015) prevedono un emendamento che introduce l’impiego dei droni per attività di contrasto ai reati ambientali, alla criminalità organizzata e al terrorismo.

 Da alcuni anni i nostri cieli sono solcati da apparecchi il cui impiego, anche nel recente passato, era riservato alle forze militari: i droni, la cui attività affascina e, al tempo stesso, crea una certa inquietudine.

Il termine “drone” ha origini etimologiche presumibilmente elleniche. Il significato più antico attribuito al termine è quello di “fuco, maschio dell’ape”, dall’inglese antico “dran”, derivato a sua volta dal tedesco “drohne”.

Venendo ai tempi più recenti, il concetto di “drone”, inteso come veicolo aereo da combattimento pilotato a distanza, risale alla seconda guerra mondiale, quando l’idea fu concepita dagli americani Lee De Forest e Ulises Armand Sanabria, i quali, nel 1940, pubblicarono un articolo dal titolo “Robot Television Bomber”.

Oggi il termine indica velivoli privi di pilota a bordo, che possono essere gestiti da un operatore a terra o muoversi secondo piani di volo prestabiliti e seguendo specifiche tracce indicate dai satelliti.

Questi apparecchi, alla loro comparsa sul mercato, sono stati considerati solo un’evoluzione dei già noti modellini di aerei ed elicotteri.

Ben presto, però, hanno dimostrato di possedere un notevole vantaggio rispetto ai lori “antenati”: non solo risultano più maneggevoli ma, soprattutto, possono essere dotati di telecamere in grado di effettuare riprese e foto, anche in alta risoluzione, e di trasmetterle in tempo reale all’operatore o al centro di elaborazione dei dati.

Una peculiarità che li rende adatti alle operazioni di soccorso, così come per i controlli di sicurezza. Possono, infatti, essere utilizzati per monitorare una manifestazione, ma anche per seguire i movimenti di una persona sospetta o in fuga.

Il tutto, a fronte di un limitato impiego di personale e in assenza di rischi per gli operatori stessi.

 Serve una flotta

L’impiego di questi apparecchi, però, deve sempre essere valutato con estrema attenzione, soprattutto a fronte di scenari operativi relativamente ampi.

In un simile contesto, come ad esempio il controllo di una manifestazione all’interno di una città, un solo drone si rivela poco efficace.

Quando l’estensione geografica dell’area da monitorare cresce, infatti, è necessario impiegare più velivoli, che devono essere guidati come un’unica flotta.

Questo significa, all’atto pratico, che anche la sola visualizzazione delle immagini, provenienti da più telecamere, potrebbe rivelarsi poco efficace.

Oltre alla gestione dei droni, quindi, i più moderni sistemi in uso alle Forze di Polizia stanno sperimentando l’acquisizione e l’elaborazione di più fonti di dati, che vengono poi trasformati in informazioni utili per gli addetti alla sicurezza.

L’operatore, quindi, non si limita a osservare le immagini di una telecamera, magari a posteriori. Al contrario, i droni raccolgono un’elevata quantità di dati, che vengono incrociati con quelli ricavati da altri sensori disposti sul terreno, fornendo così informazioni utili, in tempo reale, al centro di comando.

Il tutto permette agli operatori di disporre di una perfetta consapevolezza di quanto sta accadendo, senza essere distratti da informazioni ridondanti, ma potendo concentrare l’attenzione solo su dati aggregati e rielaborati.

Il tutto ispirato a una logica di tipo militare, con l’obiettivo di aggregare le informazioni in forma grafica, visualizzandole poi su sistemi multimediali che permettano di assumere, tempestivamente, le decisioni corrette.

Una grafica semplice e intuitiva, però, costituisce solo la rappresentazione di realtà che possono essere anche molto complesse.

Del resto, un operatore, chiamato ad assumere decisioni in tempo reale su situazioni anche molto delicate, necessita di un’interfaccia grafica semplice, che gli fornisca un quadro completa della situazione e delle sue possibili evoluzioni.

Per tale ragione, i sistemi più sofisticati sono stati sviluppati per essere in grado di sfruttare specifici motori di intelligenza artificiale.

Questi ultimi, infatti, svolgono specifiche analisi e filtrano le informazioni raccolte sul terreno operativo.

Il tutto con l’obiettivo di prevedere quanto accadrà, ma anche di simulare scenari futuri.

 Intervento immediato

Un’analisi a posteriori, per quanto interessante, può rivelarsi del tutto inutile, soprattutto quando è in gioco la sicurezza e l’incolumità delle persone.

Per questo, i sistemi operano in tempo reale e propongono schermate molto intuitive, capaci di nascondere la complessità all’operatore.

Uno degli scenari operativi più comuni è rappresentato dal controllo delle manifestazioni pubbliche, con le immagini riprese dai droni integrate a quelle riprese dalle telecamere indossate dagli agenti o dai comuni impianti di videosorveglianza.

A questo si aggiungono i dati raccolti dalle celle della telefonia mobile o da altri sensori distribuiti sul territorio, come quelli del traffico o della presenza di fumo. Analizzando e visualizzando in modo aggregato tutte queste informazioni, i responsabili delle Forze dell’Ordine possono dislocare al meglio le unità operative, con l’obiettivo di bloccare l’accesso a determinate aree o monitorare specifici gruppi di persone.

Inoltre, funzionalità relativamente semplici, come l’individuazione di situazioni anomale, quali assembramenti in zone limitrofe a quelle in cui è in corso una manifestazione, possono fornire indicazioni utili per prevenire eventuali azioni sovversive.

Analogamente, la capacità di identificare immediatamente un principio di incendio o la presenza di persone distese a terra, consente di ridurre i tempi di intervento delle squadre di soccorso.

Oltre agli impieghi così sofisticati, i droni si rivelano utili nell’inseguimento delle auto di malviventi in fuga.

I droni possono, infatti, riconoscere una targa e, oltre a gestire l’inseguimento, elaborano le informazioni per identificare le strade in cui, presumibilmente, transiterà l’auto inseguita.

Tutto ciò permette alle Forze dell’Ordine di ottimizzare i posti di blocco, aumentando così la probabilità di successo.

Analoghi criteri possono essere sfruttati in ambito civile, ad esempio in caso di alluvione, per coordinare l’attività dei mezzi di soccorso o per seguire l’evolversi di un’alluvione.

 Chi guida il drone?

Al di là degli impieghi nel contrastato al crimine, la diffusione dei droni ha imposto la necessità di una regolamentazione sul loro impiego, a partire da una sorta di patente per i piloti.

Attualmente, è prevista una semplificazione per i soli modelli provvisti di una massa al decollo inferiore a 25 kg, utilizzati in operazioni di volo non critiche.

In tal caso, per operare occorre solo un’autocertificazione e la responsabilità ricade sull’operatore.

Per gli apparecchi più piccoli, ma impiegati in operazioni critiche – ovvero il sorvolo di aree congestionate e di infrastrutture industriali – è invece necessario possedere un’autorizzazione rilasciata dall’ENAC.

Per i droni con una massa al decollo compresa tra i 25 e i 150 kg è invece sempre necessaria una certificazione del mezzo aereo e un’autorizzazione all’impiego per l’operatore.

Il permesso di volo SAPR prevede, come requisito fondamentale, l’aver compiuto la maggiore età e una dimostrazione della conoscenza delle regole e delle procedure di volo applicabili, oltre ad aver partecipato a un programma di addestramento specifico per il modello di SAPR utilizzato.

Il tutto completato da un certificato medico di seconda classe e da una polizza assicurativa per danni verso terzi.

La normativa specifica, però, è in fase di revisione e, lo scorso 20 marzo, si è svolto un confronto tra le Associazioni di droni civili e l’ENAC, che sta lavorando alla definizione di un nuovo Regolamento per il volo dei SAPR, con la possibilità di consentire il “sorvolo di aree critiche, anche urbane, tramite standard sicurezza valutabili”.

La novità principale del nuovo regolamento riguarderà proprio la possibilità, per i droni, di sorvolare – nel rispetto di specifici limiti – assembramenti, cortei e manifestazioni sportive o forme di spettacolo. Un sorvolo attualmente vietato.

A questo si aggiungerà una nuova modalità per il rilascio del permesso di pilotaggio, che prevederà un percorso di certificazione più rigoroso rispetto all’attuale.

Cambieranno, inoltre, le limitazioni relative all’autocertificazione, che l’ENAC intende ammettere solo per velivoli con una massa inferiore a 2 kg.

A questo proposito occorre ricordare che le sanzioni previste per un utilizzo abusivo dei droni sono molto severe.

Questi apparecchi, infatti, vengono equiparati a veri e propri aeromobili, con sanzioni penali e amministrative previste dal codice della navigazione.

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